la tunisia è una repubblica presidenziale

La Repubblica Tunisina, il 25 luglio 2022, è stata chiamata alle urne per un referendum costituzionale. Questo referendum tra l’altro è stato indetto esattamente un anno dopo la proclamazione dello stato di eccezione da parte del Presidente Tunisino Saied.

Storicamente caratterizzata da un afflusso alle urne costantemente inferiore al 40%, anche stavolta l’affluenza ai seggi della popolazione tunisina, che si aggira intorno ai 9,3 milioni di iscritti alle liste elettorali, è stata di solo il 30,5% degli aventi diritto.
Nonostante questo modesto afflusso, il referendum si è concluso con una schiacciante vittoria della Repubblica Presidenziale con addirittura il 94,6% dei voti a favore.

 

Un po’ di storia pregressa

Caratterizzata da una storia plurimillenaria, inizialmente la Tunisia, come tutti gli stati appartenenti al Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania), era abitata da tribù berbere, oggi Imaziɣen (letteralmente Uomini liberi).

Realizzando un consistente balzo in avanti, troviamo che nell’814 i Fenici fondarono Cartagine, che ancora oggi porta il suo antico nome di Cartagine o Carthago e tecnicamente sarebbe a 16 km da Tunisi, ma de facto è un elegante quartiere della capitale ricco di storia, musei, giardini e gallerie d’arte, affacciato su un mare stupendo.

Dopo le Guerre Puniche, la Tunisia passò ai Romani, poi Bizantini, prima di finire in mani arabe, che fondarono nel 670 quella che oggi è conosciuta come al-Qayrawan, islamizzando le popolazioni Berbere nel 702 e dando il via ai califfati. Nella prima metà del XII secolo ritroviamo la dominazione costiera del Regno di Sicilia, cui si sostituirono dapprima gli Almohadi (1159), poi gli Hafsidi (dal 1228 al XVI secolo), infine subentrarono i Turchi Ottomani nel 1574. Nel 1705 fu fondata la dinastia Husseinide, che regnò come Bey di Tunisi sino al 1957.

Non possiamo tralasciare i 75 anni di colonialismo francese, iniziati il 12 maggio 1881 con l’invasione francese e la stipula del Trattato del Bardo, che rese appunto la Tunisia un protettorato francese, e conclusisi il 31 luglio del 1954 con un discorso del Primo Ministro francese, cui segue il 20 marzo 1956 la definitiva abrogazione del Trattato del Bardo.

  • il 3 agosto 1956 viene abrogato il doppio regime (coranico e civile) prima nei tribunali e poi nelle scuole.
  • il 13 agosto 1956 viene approvato il Codice dello statuto della persona, che emancipa le donne:
    1. Divieto di Poligamia;
    2. Stabilita l’età minima ed il reciproco consenso alle nozze;
    3. Abolito il dovere di obbedienza della sposa;
    4. Sostituzione del divorzio al ripudio.
  • il 25 luglio 1957 viene proclamata la Repubblica Tunisina.
  • il 7 novembre 1987, con un colpo di stato, Ben Ali depone il Presidente Bourguiba.
  • il 14 gennaio 2011 Ben Ali si dimette.
  • il 23 ottobre 2011, dopo mesi di incertezze, si svolgono le elezioni per l’Assemblea Costituente della Tunisia, che dà vita ad una nuova costituzione (26 gennaio 2014), cui seguono le prime libere elezioni presidenziali (26 ottobre 2014).

 Cosa sta cambiando oggi

Finora in Tunisia, dal 2014, abbiamo avuto un sistema parlamentare all’italiana. Sostenuto da un terzo della popolazione, Kais Saied è ritenuto dai suoi elettori incorruttibile rispetto ai partiti politici tradizionali, tanto da aver ricevuto il via libera all’instaurazione di un presidenzialismo ritagliato ad hoc, in cui il leader accentra l’esecutivo, affiancato da un premier e dei ministri nominati direttamente da lui (art. 101) e revocabili in qualsiasi momento (art. 102), senza la necessità della fiducia in Parlamento (art. 116).

Eliminati tutti i possibili ostacoli all’azione presidenziale quindi siamo in una fase di passaggio da un governo semi-presidenziale ad un governo iper-presidenziale, in cui secondo questa nuova Costituzione sarà Saied a determinare “le politiche generali dello Stato e a definire le sue scelte essenziali” (art. 100), dettando orientamenti e scelte che poi sarà il Governo da lui stesso scelto a dover implementare (art. 111).

Il Presidente ha potere di iniziativa legislativa ed i suoi disegni di legge hanno priorità nell’iter legislativo (art. 68) e viene introdotto un elemento nuovo: un Parlamento bicamerale, dove l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo si affianca una Camera alta, il Consiglio Nazionale delle Regioni e delle Provincie (art. 56), che a prima vista sembra un tentativo di decentramento del potere, ma de facto sparisce un intero capitolo della precedente Costituzione (settimo capitolo della Carta Costituzionale del 2014) in favore di un solo articolo, che rinvia tutto alla legge ordinaria (art. 133).

Riassunto in meno parole possibili per chi non è particolarmente avvezzo alle terminologie giuridiche, possiamo dire che ogni altra possibile autorità è stata rimossa o trasformata in organi posti sotto il suo diretto controllo, portando il nuovo sistema governativo tunisino eccezionalmente vicino ad una dittatura presidenziale.

Viene meno anche l’ambigua laicità statale mantenuta sino a poco prima, visto che nel nuovo testo costituzionale troviamo che “La Tunisia fa parte della Umma [comunità] islamica e lo Stato da solo, nell’ambito di un sistema democratico, deve lavorare per realizzare i Maqasid [scopi, obiettivi] dell’Islam nella preservazione della vita, dell’onore, della proprietà, della religione e della libertà” (art. 5).

Questa Costituzione ricordiamo è frutto di una “consultazione pubblica” cui ha partecipato il 7,5% degli aventi diritto e da cui è scaturito (forse non troppo casualmente, vista l’esigua partecipazione) un risultato aderente alle idee ed alla visione presidenzialista. Nonostante i numerosi organi coinvolti nella sua stesura dal 19 maggio 2022 sino al 30 giugno, in realtà non è chiaro chi sia stato a redigere il testo finale di questa Costituzione. Si suppone sia opera dello stesso Saied o di un gruppo ristretto sotto la sua direzione.

Se la carta del 2014 era stata caratterizzata da un intervento diretto della popolazione, questa nuova Costituzione è evidente sia nata sotto la diretta guida di Saied. Vedremo se queste scelte saranno realmente risolutive per la crisi economico-sociale in cui questo splendido paese attualmente versa. Una crisi figlia della mancata attuazione di parte delle disposizioni nella Costituzione precedente, ma anche degli effetti di una gravosa pandemia globale, una disoccupazione dilagante (soprattutto giovanile) ed una guerra in Ucraina che di certo non ha migliorato il quadro.